Quando gli uomini erano ancora agli albori della loro storia, la Val Venosta era popolata dai giganti che abitavano grotte inaccessibili. Tra questa mitica gente vi era un giovane di nome Ortles il quale si caratterizzava per una particolarità, quella di crescere ogni giorno di più, tanto da superare ben presto tutti gli altri giganti. La sua statura sembrava non arrestarsi mai, ma con essa cresceva anche la sua superbia. Egli guardava il mondo attorno con disprezzo perché lo vedeva piccino. Un giorno, però, uno gnomo molto furbo, per punire l’arroganza del gigante, si arrampicò sulle gambe, poi sulle braccia, sulle spalle e alla fine sulla testa dell’Ortles provocandogli un gran solletico. Poi prese a cantare, tra capriole e danze questa filastrocca: ”Povero gigante Ortles, quanto sei piccolo, più del piccolo Gnomo, sei cresciuto per mille lunghi anni e il tuo naso presuntuoso raggiunge persino il cielo, ma a cosa serve, dimmi, a cosa serve, se lo gnomo Nudelhopf è qui sulla tua testa ed è più grande di te”.
Il gigante, punto nell’orgoglio da questa audace beffa tentò di afferrare il piccolo nano, ma le braccia e le gambe gli parvero di pietra e, mentre si lamentava e piangeva della sua disgrazia, anche il piccolo cervello ed il resto del corpo piano piano si trasformarono in ghiaccio e roccia pietrificandosi per l’eternità.
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